La decisione del Tas suggerisce che l’esclusione dalle Coppe fu una sentenza politica decisa dall’Uefa

Le motivazioni con cui il Tas ha deciso di riammettere il Milan nelle gare europee lo dimostra: l’esclusione decisa a suo tempo di escludere per un anno il club milanista fu evidentemente una sentenza “politica”.

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Lo si evince dalle cinquanta pagine della decisione di riammissione ottenuta a luglio dal Milan in quello che potremmo definire una forma di appello di fronte al Tas, così come riportato dal sito CalcioFinanza. In pratica, la camera giudicante dall’Uefa ha rifiutato la domanda di settlement agreement del Milan che voleva un trattamento uguale alle altre squadre, come il Paris Saint Germain, il Manchester City e l’Inter e considerando che era stato finora negato soltanto alla Dinamo Mosca.

Invece, l’Uefa non ha considerato credibile il piano industriale, l’incertezza in merito al rifinanziamento, il pericolo di un cambio di proprietà necessario, il pericolo relativo alla continuità aziendale e il trend negativo dei risultati finanziari futuri.

Evidentemente con il cambio di proprietà, 3 di questi elementi si sono “volatilizzati” (rifinanziamento, continuità aziendale e cambio proprietà), perchè il fondo Elliott garantisce in tutto e per tutto dal punto di vista monetario. Ma il Tas smonta anche un altro punto della sentenza Uefa: la non credibilità del piano industriale. E’ vero che il 1° piano presentato dal Milan si basava sull’ammissione in Champion in 2 anni e su introiti sostanziosi dalla Cina. Ma l’allora ad Marco Fassone aveva presentato anche altre 2 varianti, una soluzione B e addirittura una C, nel caso di fallimento della soluzione A. Ipotesi che non sono state prese in considerazione per scarsa attendibilità, nel momento in cui il ta sostiene che avrebbero dovuto essere esaminate.

Come è finita lo conosciamo: il Tas ha riammesso il Milan nelle Coppe e ha detto all’Uefa di scegliere nuove sanzioni.

Ma tutto questo, unito al fatto che la stessa Uefa – in udienza di fronte al Tas – ha ammesso che avrebbe preso un’altra scelta se Elliott fosse già stato il nuovo padrone al posto di Yonghong Li, ci convince una volta di più che la sentenza di esclusione fu politica.

L’Uefa voleva dimostrare agli occhi della comunità calcistica europea che non avrebbe fatto sconti a nessuno, neanche al Milan, il 2° club per numero di trofei dopo il Real Madrid. Peccato che tutto questo avveniva nel momento in cui il Milan era in mano a una cordata cinese successivamente rivelatasi quanto meno velleitaria e priva delle risorse necessarie per un club che punta alla Champions League, E nel momento in cui era sotto attacco per il trattamento di “favore” riservato a Paris saint germain e City (come da denuncia presentata dalla federazione spagnola).

Lo rivela anche l’inchiesta di un consorzio giornalistico, di cui per l’Italia fa parte il giornale L’Espresso , dove – documenti alla mano – si sostiene che le sponsorizzazioni con le quali Paris saint germain e City sono riuscite a rientrare nel paletti del fairplay finanziario sono state gravemente gonfiate. E dove anche l’Inter ha avuto accesso al settlement agreement tuttavia avesse presentato un deficit di bilancio quasi doppio del Milan.

Insomma, l’Uefa debole con i forti e forte con i deboli. Una costruzione che il Tas ha in ottima parte smontato. In attesa di capire come si comporterà nella prossima udienza per le sanzioni sul Milan.

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