Ancora Bonucci, il difensore definisce “imbecilli” chi a San Siro lo ha fischiato

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Ci sono una serie di motivazioni per cui Leonardo Bonucci poteva evitare di definire “imbecilli” gli spettatori che lo hanno fischiato al suo ingresso a San Siro prima della gara contro il Portogallo. Una risposta che lo pone automaticamente dalla parte del torto, sempre che
chi lo ha fischiato non sia dalla parte della ragione. Vediamoli in ordine di rilevanza, partendo dal basso.

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La prima considerazione è che chi acquista il biglietto ha quanto meno il diritto di giudicare. Se uno spettacolo non piace, fischiare è un modo di far sapere che lo spettacolo non è gradito. Così come gli applausi, successivamente arrivati copiosi durante la partita, hanno fatto sapere a Mancini e alla Nazionale che il nuovo modo di agire e l’impegno posto è stato apprezzato. Per cui fischiare non è per niente offensivo.

Certo, si può dire che i fischi erano “preventivi”, visto che sono arrivati prima della gara. Per cui è indiscutibile che si trattava di una questione personale fra il pubblico di San Siro e Bonucci. Il quale gli ha comunicato una sorta di dissenso. Non tanto per il fatto che giochi in Nazionale, ma per ricordargli che nella vita se non ci si comporta “bene” a volte è naturale che qualcuno te lo faccia osservare. Perciò nessun “imbecille”, cioè qualcuno che non capisce cosa stia accadendo, ma esattamente il contrario: qualcuno che lo ha capito eccessivamente.

Davvero Bonucci pensava di essere accolto a braccia aperte in uno stadio in cui è stato accolto da “eroe” dopo aver lasciato la Juventus, a cui è stata concessa la fascia di capitano, quella indossata dai grandi come Gianni Rivera, Franco Baresi e Paolo Maldini (in verità, l’ha pretesa ma lasciamo stare…), è stato applaudito come colonna del Milan che voleva essere rifondato… e dopo tutto questo essersene andato dichiarando di aver fatto “un grosso errore”?

E qui veniamo alle 2 considerazioni finali. La prima: Bonucci pur di evitare contestazioni allo Stadium è andato dalla curva a chiedere perdono. Sempre Bonucci, pur di evitare contestazioni a San Siro, ha preferito rimanere in panchina. Come diceva il maestro Manzoni, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare.

La seconda: Bonucci si è presentato a San Siro come il capitano della Nazionale italiana che per la prima volta dopo 60 anni non si è qualificata ai Mondiali. Dare giudizi a chi riempie lo stadio milanese per sostenere la squadra non è proprio il caso.

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